Al momento pensai di riportarle al distretto sanitario dove sarebbero magari tornate utili al dottor mummia per etichettare le sue bottiglie di vino o le marmellate delle sfinge, pardon, della sua dolce metà. Fortunatamente recuperai quasi subito un minimo di lucidità e di buon senso rendendomi conto che in quel modo sarei stato costretto, per la seconda volta in pochi minuti, ad un ulteriore incontro ravvicinato del terzo tipo con la vecchia babbiona dell'ufficio muffe e ricette. Decisi pertanto di tenermi quei meravigliosi adesivi all'unico scopo di ricordarmi, se ce ne fosse stato bisogno, come venivano sperperati i soldi dei contribuenti.
Qualcuno si chiederà a questo punto cosa diavolo sono e soprattutto a cosa cazzo servano o per meglio dire, servirebbero realmente, 'ste stramaledette etichette. E mo ve lo spiega il vostro dottor Forrest.
Di legge sulla privacy, o meglio della legge che dovrebbe tutelare i cosiddetti dati sensibili, immagino ne abbiate un po' tutti sentito parlare. Un bel giorno, nel regno dei mentecatti, un bellissimo ed azzurrissimo principe, decise che era giunto il momento di tutelare, tra le altre cose, anche i dati sensibili dei suoi sudditi. Ebbene, questo illuminato principe noto al mondo con lo pseudonimo di Testa di Minchia, stabilì che il nome ed il cognome dei suoi cittadini, non dovevano più comparire nemmeno sulle ricette mediche. Le tipografie di Testa di Minchia iniziarono quindi a stampare delle meravigliose etichette adesive che i medici avrebbero dovuto appiccicare sulle ricette mediche giustappunto al di sopra dei dati anagrafici dei loro assistiti. In questo modo il farmacista curiosone non avrebbe mai potuto comprendere che il signor Mario Pisellomoscio si impasticcava di Viagra e nemmeno che sua moglie Beppa Bucostretto doveva trangugiarsi litri e litri di olio di ricino per defecare con una certa regolarità.
Sulla scia di questo mirabile editto di Testa di Minchia, quasi tutti gli ospedali del regno dei mentecatti, svilupparono procedure eleboratissime ed assurde per non violare la privacy dei loro pazienti. Da quel giorno, in questi ospedali, i cittadini non vengono più chiamati per cognome e nome, ma per codice numerico.
Ancora oggi, nel regno dei mentecatti, può succedere che un'infermiera ad esempio della gastroenterologia, chiami magari il signor NUMERO TRE che attende in sala d'attesa per eseguire una colonscopia. Mister NUMBER THREE si alzerà così dalla sua cadrega ed accederà all'abulatorio dove eseguirà in seguito il delicato esame. L'infermiera chiuderà quindi dietro alle spalle del paziente la solidissima porta fabbricata negli anni '50 con carta velina, sputo di nutria e baccalà mantecato. A quel punto, gli chiederà:
"Lei è il signor Pesce Marino, che abita in via Mare Mediterraneo a Greenbow Alabama? Lei deve eseguire una colonscopia in quanto un anno fa le è stato riscontrato un tumore del retto per il quale è stato operato il 23 Novembre 2007 alle ore 16.43 dal Professor Arturo Manotremante presso il reparto di Chirurgia Generale dell'Ospedale Principe Testa di Minchia?"
"Sì signora" - risponderà il Pesce...
... senza sapere che il breve e privatissimo dialogo appena avuto con l'infermiera, era stato udito non solo nella contigua sala d'attesa, ma anche in quella del reparto di ginecologia ed ostetricia situato tre piani più sopra. Questo perché a proteggere la privacy di un cittadino non può bastare un editto idiota (scusate la cacofonia!) se gli ospedali oltre alle porte di carta velina hanno anche i muri perimetrali di sterco di vacca come le capanne dei Masai!.
E di esempi come quello del signor Pesce Marino, potrei farne a iosa a partire dal mio studio (di cui sono molto orgoglione di far notare la porta in puro guano del Guatemala ed i muri di forfora e cerume di pterodattilo albino), dove il colloquio privato con un assistito può essere facilmente ascoltato dall'intera sala d'attesa , fino ad arrivare alla sede della guardia medica di Greenbow Alabama dove i registri cartacei possono, con assoluta facilità, essere letti (o peggio alterati) dalle signore delle pulizie o da chiunque altro abbia libero accesso ai locali (portinai, operai della manutenzione, geometri dell'ufficio tecnico), non essendo disponibile nemmeno un armadietto protetto da una banale serratura, nel quale riporli!.
La cosa più ridicola è che altri casi quotidiani di lampante violazione della privacy li viviamo ogni giorno sotto ai nostri occhi ed alle nostre orecchie... Magari non c'avete fatto caso, ma se abitate in un condominio simile a quello in cui viviamo Jenny ed io a Greenbow Alabama, potreste risalire al cognome (e probabilmente anche al nome) degli altri inquilini, semplicemente dando un'occhiata ai campanelli o alle cassette della posta. Qualcuno a questo punto dirà: "Ma conoscere il nome ed il cognome di un condomino non è certo una violazione dei suoi dati sensibili? E' come leggere una pagina dell'elenco telefonico?". Verissimo, ma io, volente o nolente, di quel condòmino, grazie alle evolutissime tecniche costruttive dei nostri acculturatissimi ed onestissimi impresari edili, riesco a sapere anche:
1) Quante volte si alza di notte per andare a pisciare (dato che permette anche di risalire ad eventuali patologie prostatiche o infezioni delle vie urinarie);
2) Quante volte copula alla settimana e (sbirciando dallo spioncino...) anche con chi, con quante/i e con che cosa (mah...);
3) Se soffre di meteorismo o meglio di ventilatio intestinalis putrens (il mio vicino ogni mattina emette dei peti terrificanti che se lo venissero a sapere gli amici di Greenpeace, gli verrebbero a mettere un tappo nel culo per impedire la distruzione totale dello strato di ozono!);
4) Se è affetto da qualche forma infettiva delle vie respiratorie in grado di determinare tosse, starnuti, scolo nasale con necessità ricorrente di soffiarsi il naso o di scaracchiare dalla terrazza;
5) Quanto volte alla settimana fa la doccia o il bagno (il mio vicino affetto da ventilatio, deve essere anche allergico all'acqua ed al sapone, cosa che spiegherebbe l'odore nauseabondo proveniente dal suo pianerottolo, odore erroneamente imputato al rinvenimento di un topo morto. In realtà il topo era morto asfissiato dai miasmi del mio dirimpettaio...).
6) A che ora si sveglia al mattino, a che ora si reca al lavoro, a che ora rientra la sera (e quindi, indirettamente, se lavora a tempo pieno o part-time, se è disoccupato o in cassa integrazione, se è un turnista o ha orari d'ufficio, etc...).
7) Se fuma (i miei vicini fumatori sono sempre in terrazza con la sigaretta in bocca, d'estate come d'inverno. Sarà per questo che la notte, oltre a russare come trichechi, tossiscono pure come tubercolosi?);
8) Se è dedito all'uso o all'abuso di alcolici (basta contare quante volte alla settimana deposita le bottiglie di vetro nella apposita campana dei rifiuti);
9) Se mena la moglie o i figli o il cane o il gatto o il criceto o i pesci rossi;
10) Se digerisce più o meno bene (il mio vicino termina la digestione solitamente verso le 21.30 quando me ne rende partecipe con un rutto apocalittico che una sera ha fatto pure cadere al suolo la gigantografia di Giacomo Milillo affissa in soggiorno!).
Questi mi sembrano a tutti gli effetti dei dati personali abbastanza sensibili e, per il momento, non c'è nessuna legge che li tuteli... Ma abbiate fede, prima o dopo un discendente del Principe Testa di Minchia, riempirà questo vuoto legislativo, obbligandoci tutti ad indossare per ventiquattr'ore al giorno tappi auricolari e paraocchi!.
Voglio concludere con una chicca: sapete chi dobbiamo ringraziare per questa ridicola legge sulla privacy? I signori dell'Europa Unita!. Il primo abbozzo di questa legge entrò in vigore infatti nel 1997 per rispettare gli accordi di Schengen ed un altra direttiva del Parlamento Europeo relativa alla tutela ed alla circolazione dei dati personali (cit. Wikipedia)
Insomma dopo l'euro, che ha mandato a puttane circa la metà dei nostri risparmi, un altro bel regalino targato UE, regalino che ha complicato, appesantito e burocratizzato ulteriormente, ben più della metà del nostro quotidiano modo vivere. E poi ci si chiede come mai abbiano tanto successo le trasmissioni televisive "amarcord" degli anni '70 ed '80... Non credo si tratti solamente di nostalgia, ma piuttosto di una consapevolezza che teniamo nascosta anche a noi stessi. La consapevolezza che in quegli anni senza internet (ma con i volumi enormi dell'enciclopedia dove cercare informazioni), senza facebook (ma con gli amici in carne ed ossa), senza reality show (ma con Happy Days, Magum PI, l'A-Team, Spazio 1999, ...), senza cartoni animati idioti (ma con Goldrake, Gig Robot d'acciaio e Mazinga), senza playstation (ma con il pallone sempre pronto ad esser calciato, anche per strada), senza ipod (ma con la radio a batterie appoggiata sulla spalla del più bullo), senza cellulare (ma con la mamma sempre e comunque tranquilla), senza privacy (ma anche senza rotture di coglioni inutili)... si viveva molto meglio.
Qualcuno si chiederà a questo punto cosa diavolo sono e soprattutto a cosa cazzo servano o per meglio dire, servirebbero realmente, 'ste stramaledette etichette. E mo ve lo spiega il vostro dottor Forrest.
Di legge sulla privacy, o meglio della legge che dovrebbe tutelare i cosiddetti dati sensibili, immagino ne abbiate un po' tutti sentito parlare. Un bel giorno, nel regno dei mentecatti, un bellissimo ed azzurrissimo principe, decise che era giunto il momento di tutelare, tra le altre cose, anche i dati sensibili dei suoi sudditi. Ebbene, questo illuminato principe noto al mondo con lo pseudonimo di Testa di Minchia, stabilì che il nome ed il cognome dei suoi cittadini, non dovevano più comparire nemmeno sulle ricette mediche. Le tipografie di Testa di Minchia iniziarono quindi a stampare delle meravigliose etichette adesive che i medici avrebbero dovuto appiccicare sulle ricette mediche giustappunto al di sopra dei dati anagrafici dei loro assistiti. In questo modo il farmacista curiosone non avrebbe mai potuto comprendere che il signor Mario Pisellomoscio si impasticcava di Viagra e nemmeno che sua moglie Beppa Bucostretto doveva trangugiarsi litri e litri di olio di ricino per defecare con una certa regolarità.
Sulla scia di questo mirabile editto di Testa di Minchia, quasi tutti gli ospedali del regno dei mentecatti, svilupparono procedure eleboratissime ed assurde per non violare la privacy dei loro pazienti. Da quel giorno, in questi ospedali, i cittadini non vengono più chiamati per cognome e nome, ma per codice numerico.
Ancora oggi, nel regno dei mentecatti, può succedere che un'infermiera ad esempio della gastroenterologia, chiami magari il signor NUMERO TRE che attende in sala d'attesa per eseguire una colonscopia. Mister NUMBER THREE si alzerà così dalla sua cadrega ed accederà all'abulatorio dove eseguirà in seguito il delicato esame. L'infermiera chiuderà quindi dietro alle spalle del paziente la solidissima porta fabbricata negli anni '50 con carta velina, sputo di nutria e baccalà mantecato. A quel punto, gli chiederà:
"Lei è il signor Pesce Marino, che abita in via Mare Mediterraneo a Greenbow Alabama? Lei deve eseguire una colonscopia in quanto un anno fa le è stato riscontrato un tumore del retto per il quale è stato operato il 23 Novembre 2007 alle ore 16.43 dal Professor Arturo Manotremante presso il reparto di Chirurgia Generale dell'Ospedale Principe Testa di Minchia?"
"Sì signora" - risponderà il Pesce...
... senza sapere che il breve e privatissimo dialogo appena avuto con l'infermiera, era stato udito non solo nella contigua sala d'attesa, ma anche in quella del reparto di ginecologia ed ostetricia situato tre piani più sopra. Questo perché a proteggere la privacy di un cittadino non può bastare un editto idiota (scusate la cacofonia!) se gli ospedali oltre alle porte di carta velina hanno anche i muri perimetrali di sterco di vacca come le capanne dei Masai!.
E di esempi come quello del signor Pesce Marino, potrei farne a iosa a partire dal mio studio (di cui sono molto orgoglione di far notare la porta in puro guano del Guatemala ed i muri di forfora e cerume di pterodattilo albino), dove il colloquio privato con un assistito può essere facilmente ascoltato dall'intera sala d'attesa , fino ad arrivare alla sede della guardia medica di Greenbow Alabama dove i registri cartacei possono, con assoluta facilità, essere letti (o peggio alterati) dalle signore delle pulizie o da chiunque altro abbia libero accesso ai locali (portinai, operai della manutenzione, geometri dell'ufficio tecnico), non essendo disponibile nemmeno un armadietto protetto da una banale serratura, nel quale riporli!.
La cosa più ridicola è che altri casi quotidiani di lampante violazione della privacy li viviamo ogni giorno sotto ai nostri occhi ed alle nostre orecchie... Magari non c'avete fatto caso, ma se abitate in un condominio simile a quello in cui viviamo Jenny ed io a Greenbow Alabama, potreste risalire al cognome (e probabilmente anche al nome) degli altri inquilini, semplicemente dando un'occhiata ai campanelli o alle cassette della posta. Qualcuno a questo punto dirà: "Ma conoscere il nome ed il cognome di un condomino non è certo una violazione dei suoi dati sensibili? E' come leggere una pagina dell'elenco telefonico?". Verissimo, ma io, volente o nolente, di quel condòmino, grazie alle evolutissime tecniche costruttive dei nostri acculturatissimi ed onestissimi impresari edili, riesco a sapere anche:
1) Quante volte si alza di notte per andare a pisciare (dato che permette anche di risalire ad eventuali patologie prostatiche o infezioni delle vie urinarie);
2) Quante volte copula alla settimana e (sbirciando dallo spioncino...) anche con chi, con quante/i e con che cosa (mah...);
3) Se soffre di meteorismo o meglio di ventilatio intestinalis putrens (il mio vicino ogni mattina emette dei peti terrificanti che se lo venissero a sapere gli amici di Greenpeace, gli verrebbero a mettere un tappo nel culo per impedire la distruzione totale dello strato di ozono!);
4) Se è affetto da qualche forma infettiva delle vie respiratorie in grado di determinare tosse, starnuti, scolo nasale con necessità ricorrente di soffiarsi il naso o di scaracchiare dalla terrazza;
5) Quanto volte alla settimana fa la doccia o il bagno (il mio vicino affetto da ventilatio, deve essere anche allergico all'acqua ed al sapone, cosa che spiegherebbe l'odore nauseabondo proveniente dal suo pianerottolo, odore erroneamente imputato al rinvenimento di un topo morto. In realtà il topo era morto asfissiato dai miasmi del mio dirimpettaio...).
6) A che ora si sveglia al mattino, a che ora si reca al lavoro, a che ora rientra la sera (e quindi, indirettamente, se lavora a tempo pieno o part-time, se è disoccupato o in cassa integrazione, se è un turnista o ha orari d'ufficio, etc...).
7) Se fuma (i miei vicini fumatori sono sempre in terrazza con la sigaretta in bocca, d'estate come d'inverno. Sarà per questo che la notte, oltre a russare come trichechi, tossiscono pure come tubercolosi?);
8) Se è dedito all'uso o all'abuso di alcolici (basta contare quante volte alla settimana deposita le bottiglie di vetro nella apposita campana dei rifiuti);
9) Se mena la moglie o i figli o il cane o il gatto o il criceto o i pesci rossi;
10) Se digerisce più o meno bene (il mio vicino termina la digestione solitamente verso le 21.30 quando me ne rende partecipe con un rutto apocalittico che una sera ha fatto pure cadere al suolo la gigantografia di Giacomo Milillo affissa in soggiorno!).
Questi mi sembrano a tutti gli effetti dei dati personali abbastanza sensibili e, per il momento, non c'è nessuna legge che li tuteli... Ma abbiate fede, prima o dopo un discendente del Principe Testa di Minchia, riempirà questo vuoto legislativo, obbligandoci tutti ad indossare per ventiquattr'ore al giorno tappi auricolari e paraocchi!.
Voglio concludere con una chicca: sapete chi dobbiamo ringraziare per questa ridicola legge sulla privacy? I signori dell'Europa Unita!. Il primo abbozzo di questa legge entrò in vigore infatti nel 1997 per rispettare gli accordi di Schengen ed un altra direttiva del Parlamento Europeo relativa alla tutela ed alla circolazione dei dati personali (cit. Wikipedia)
Insomma dopo l'euro, che ha mandato a puttane circa la metà dei nostri risparmi, un altro bel regalino targato UE, regalino che ha complicato, appesantito e burocratizzato ulteriormente, ben più della metà del nostro quotidiano modo vivere. E poi ci si chiede come mai abbiano tanto successo le trasmissioni televisive "amarcord" degli anni '70 ed '80... Non credo si tratti solamente di nostalgia, ma piuttosto di una consapevolezza che teniamo nascosta anche a noi stessi. La consapevolezza che in quegli anni senza internet (ma con i volumi enormi dell'enciclopedia dove cercare informazioni), senza facebook (ma con gli amici in carne ed ossa), senza reality show (ma con Happy Days, Magum PI, l'A-Team, Spazio 1999, ...), senza cartoni animati idioti (ma con Goldrake, Gig Robot d'acciaio e Mazinga), senza playstation (ma con il pallone sempre pronto ad esser calciato, anche per strada), senza ipod (ma con la radio a batterie appoggiata sulla spalla del più bullo), senza cellulare (ma con la mamma sempre e comunque tranquilla), senza privacy (ma anche senza rotture di coglioni inutili)... si viveva molto meglio.
















